#TRASHTAG: La green challenge che lotta per un pianeta più pulito!

Luca Cipriani – Social Media Manager di AdmCom – spiega come le ultime generazioni amano sfidarsi a colpi di social challenge. Negli anni sono state numerose le sfide diffuse sui social fino ad oggi: come ad esempio, le secchiate di acqua gelida, i selfie sui binari e tante altre. E finalmente è arrivata una nuova nuova social challenge che lotta per un pianeta più pulito.

Vengono definite “Social Challenge” le sfide lanciate sui canali social, dove amici e conoscenti vengono taggati nella speranza di diffondere una competition dagli effetti virali.

Un astuto stratagemma per accumulare nuovi followers e per aumentare la propria autostima incentrata sul riconoscimento sociale. Ogni sfida ha uno scopo differente che può essere di puro divertimento fine a se stesso o di sensibilizzazione sociale.

A proposito di challenge, dall’impronta ambientalista, una delle più note che ha creato più scalpore, positivamente, è stata la trash challenge, che consisteva nel rimettere in sesto luoghi come spiagge, strade o parchi.
Bisogna scegliere un luogo ricoperto di rifiuti, prima dell’intervento di pulizia scattare una foto e uno scatto dopo aver raccolto la spazzatura. A seguire le due immagini devono essere postate sui social con l’hashtag #trashtag e successivamente iniziare a comunicare alla propria community di aver vinto la sfida ed invitare gli altri a fare altrettanto.

La Trash Challenge usufruisce degli strumenti forniti dalle reti sociali, come viralità, tag reciproco tra utenti, attivismo da hashtag, per rivolgersi ai più giovani ed aumentare le adesioni.

In realtà la Trash Challenge non è proprio una novità, in origine era un hashtag branded, promosso da un’azienda di prodotti da campeggio e per attività outdoor con l’obiettivo di sensibilizzare i clienti al rispetto dell’ambiente e promuoverne il comportamento.

La ragazzina svedese di 16 anni, Greta Thundberg, diventata celebre per aver ricordato all’umanità che non esiste un pianeta B, ha molto in comune con la trash challenge perché entrambi perseguono la stessa giusta causa. Il vero e proprio boom social dell’hashtag #trashtag nasce grazie a Reddit (un sito internet di social news e intrattenimento), che aveva postato uno screenshot di qualcuno che aveva vinto la sfida, con la seguente didascalia: “Ecco una nuova #challenge per tutti i ragazzi annoiati (bored millenials). Scatta una foto di un’area che necessita di pulizia o manutenzione. Poi scattane un’altra, dopo che hai fatto qualcosa a riguardo, e pubblicala qui!”.

E i cosiddetti “giovani annoiati” non sono stati con le mani in mano e dopo pochi giorni, solo su Instagram, sono stati pubblicati più di 30 mila post riguardanti la Trash Challenge, una chiara e netta dimostrazione che i social possono contribuire incisivamente al progresso ambientale.

Sono state tantissime le foto condivise sui social, dalla Malesia a New York, fino ad arrivare alle Filippine. Tra i diversi luoghi ripuliti, sono state predilette le spiagge, inquinate e rovinate dall’inciviltà del turismo di massa. Infatti, Istituzioni e ONG hanno annunciato che la quantità di plastiche e microplastiche nei mari potrebbe triplicare entro il 2025.

In un anno nel mondo vengono prodotti circa 1,3 miliardi di tonnellate di rifiuti domestici e solo 258-368 milioni di tonnellate finiscono nelle 50 discariche più grandi mentre il resto dei rifiuti, di cui l’80% proviene dalla terraferma, vaga per gli oceani. Molti utenti della rete, che hanno aderito alla Trash Challenge, dimostrano come la società virtuale stia progredendo consapevolmente nella direzione dell’uso del web e dei social come strumento per persuadere i fedeli di internet a lanciarsi in abili imprese a contribuire al progresso del bene comune.