Il VAR: uno strumento innovativo per il marketing della Football Industry!

Luca Cipriani – Social Media Manager di AdmCom – spiega come il VAR potrebbe diventare un nuovo strumento di marketing e della tanta visibilità che potrebbe garantire agli sponsor.

Siamo di fronte ad uno strumento che ha rivoluzionato il calcio europeo, riservandosi un ruolo centrale durante le competizioni e in futuro potrebbe diventare un asset di marketing che assicura una visibilità a livello mondiale.

Nasce come supporto agli arbitri per ridurre al massimo eventuali errori determinanti durante le partite, ma adesso il VAR potrebbe diventare un nuovo e proficuo strumento di marketing per la FIFA, la UEFA e le altre leghe organizzatrici dei campionati, grazie ormai al ruolo decisivo che detiene questo strumento tecnologico.

Durante gli ultimi mondiali di calcio in Russia, Il VAR inizia ad essere interpretato per la prima volta come un nuovo strumento di marketing; infatti durante tutta la competizione il VAR, secondo Tim Crow (indipendent Sport Marketing Adviser inglese),  è stato mandato in onda per un totale di 27 minuti.

La Lega di Serie A italiana e la Bundesliga (massima serie professionistica del campionato tedesco di calcio) sono state le prime realtà che hanno iniziato ad utilizzare questo strumento, ma già dai mondiali il VAR ha iniziato ad attirare l’attenzione di molti sponsor.

Infatti, la FIFA ha confermato di aver ricevuto numerose proposte di sponsorizzazione per i momenti di interruzione chiamati dal VAR negli ultimi mondiali.

Attualmente l’organizzazione ha rifiutato tutte le richieste di sponsorship, con l’obiettivo di migliorare lo sviluppo di questa tecnologia, ma ha dichiarato di non escludere, un domani, eventuali collaborazioni con grandi brand.

Pensate che solo durante la stagione 17-18, il VAR è stato chiamato in causa in 397 incontri tra Serie A e TIM Cup, contando la bellezza di 2.023 check effettuati con una media di un intervento ogni 3,29 competizioni.

Questi dati confermano la frequenza dell’esposizione dello strumento e quanta visibilità i brand potrebbero raggiungere durante le competizioni.

Di certo non si può sapere, prima di una partita, quante volte il VAR viene chiamato in causa e di conseguenza quante volte la pubblicità del brand viene messa in mostra.

Invece per le competizioni europee, come la Champions League, gli spazi advertising sono ben definiti con vincoli rigidi.
I tifosi nutrono una percezione “negativa” nei confronti del VAR, essendo spesso causa di interruzione durante i momenti salienti delle partite, mettendo così in discussione questa tecnologia a scopo pubblicitario.

Per ora UEFA e FIFA escludono l’utilizzo del VAR come strumento di marketing, ma LaLiga spagnola sembra essere interessata, anche se l’ultima parola spetta alla Federazione Spagnola, in quanto ente che gestisce tutto il circuito arbitrale dei campionati spagnoli.

Secondo le analisi dell’esperto adviser Tim Crow abbiamo la conferma che, durante una semifinale di Champions League, un passaggio pubblicitario da 1 minuto può arrivare a costare intorno alle 600K sterline. Per questa ragione il momento di pausa dovuto dall’uso del VAR può risultare redditizio all’interno della footbal industry per federazioni e leghe con uno sforzo minimo.

Per il mondo del calcio è una novità a differenza delle discipline del cricket e del football americano che, grazie a Pepsi, hanno avuto la possibilità di adottare questa soluzione.

Quindi qualora un domani il VAR dovesse farsi spazio nel mondo del marketing, prepariamoci all’inizio di una nuova era che sconvolgerà il mondo degli sponsor.